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Aggiunto da il 2012-11-01

La leucemia è un tumore maligno dovuto ad una proliferazione incontrollata delle cellule del midollo osseo.  In base alle caratteristiche cliniche ed al tipo di cellule coinvolte nel processo  tumorale, le leucemie vengono così classificate:

    •  Leucemia linfatica acuta [detta anche linfoblastica acuta]        (LLA)
    •    Leucemia linfatica cronica [detta anche linfocitica cronica]        (LLC)
    • Leucemia mieloide acuta (LMA)
    •    Leucemia mieloide cronica (LMC)

Le leucemie acute sono malattie rapidamente progressive, nella quali si ha un   accumulo di cellule immature (chiamate blasti) a livello del midollo osseo e   del sangue periferico. Il midollo osseo non riesce più a produrre le normali   cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi, e piastrine) per cui si   verifica uno stato di anemia, ossia una diminuzione dei globuli rossi, una   piastrinopenia (cioè la diminuzione delle piastrine), che può portare al   verificarsi di ematomi cutanei e facili sanguinamenti, ed una carenza di   globuli bianchi normali, che riduce le capacità dell’organismo di combattere   le infezioni.

Le   leucemie croniche hanno un decorso più lento, e sono caratterizzate dal progressivo accumularsi nel midollo osseo e nel sangue di cellule relativamente mature,   in parte ancora funzionanti.

INCIDENZA
Complessivamente, l’incidenza delle leucemie croniche e acute è più o meno   equivalente, ed in genere più elevata nell’età avanzata (più della metà dei   casi si verificano dopo i 60 anni), e nei soggetti di sesso maschile (57%).   In generale, la forma più comune è la leucemia mieloide acuta (2-3   casi/100.000 abitanti/anno), seguita dalla linfatica cronica (2.7   casi/100.000/anno), quindi dalla mieloide cronica (1.5 casi/100.000   abitanti/anno) e infine dalla linfoblastica acuta (1-2 casi/100.000   abitanti/anno). Nelle diverse fascie d’età, tuttavia, l’incidenza dei diversi   tipi di leucemia varia considerevolemente. Nei soggetti sotto i 15 anni di   età, dove le leucemie rappresentano la forma di cancro più comune, più   dell’80% dei casi sono rappresentati dalla leucemia linfoblastica acuta.

SINTOMI E SEGNI
I sintomi e segni più comuni delle leucemie acute includono la comparsa di   petecchie (piccole macchioline rosse) ed ematomi cutanei, o il verificarsi di   facili sanguinamenti, come conseguenza del diminuito numero delle piastrine   nel sangue; le principali conseguenze dell’anemia sono il pallore cutaneo e   la facile affaticabilità; il diminuito numero di globuli bianchi normalmente   funzionanti favorisce la ricorrenza di infezioni, di variabile entità. Altri   possibili segni della malattia sono l’epatomegalia (ingrandimento del   fegato), la splenomegalia (ingrandimento della milza), e la linfoadenopatia   (ingrandimento dei linfonodi).

CAUSE
Le cause delle leucemie per lo più non sono note. Tuttavia alcuni fattori   possono favorire l’insorgenza di leucemia. In particolare, fra questi vi sono   l’esposizione cronica al benzene (sostanza contenuta nel petrolio e nelle   benzine) o ai pesticidi, le radiazioni ionizzanti, e alcuni farmaci   chemioterapici, utilizzati per la cura di altri tipi di tumore, come ad   esempio i tumori della mammella, dell’ovaio, e del testicolo.

DIAGNOSI
La diagnosi di leucemia può essere sospettata con un semplice esame del   sangue (emocromo), che valuta il numero e la morfologia dei globuli rossi,   dei globuli bianchi e delle piastrine. Nelle leucemie acute i globuli rossi e   le piastrine sono sempre diminuiti, mentre il numero dei globuli bianchi può   essere sia diminuito (leucopenia) che aumentato (leucocitosi). In   quest’ultimo caso, tuttavia, i globuli bianchi sono prevalentemente   rappresentati da cellule immature non funzionanti (blasti). Nelle leucemie   croniche, invece, l’anemia è quasi sempre presente; le piastrine sono   generalmente normali o aumentate, mentre il numero dei globuli bianchi è di   solito aumentato (prevalentemente rappresentato da linfociti maturi nelle   leucemie linfatiche croniche, e da cellule mieloidi in vario stadio di   maturazione nella leucemia mieloide cronica). La conferma della diagnosi di   leucemia richiede l’analisi del midollo osseo, che a questo scopo viene   prelevato nella quantità di pochi millilitri a livello della cresta iliaca   (ossa del bacino) nella parte alta del gluteo, con appositi aghi. Sul midollo   osseo vengono effettuate indagini particolari che comprendono l’analisi   morfologica (al microscopio), l’analisi citochimica, l’immunofenotipo,   l’analisi citogenetica e la biologia molecolare. L’insieme di queste indagini   permette di identificare con precisione il tipo di leucemia, lo stadio della   malattia, e alcune caratteristiche biologiche fondamentali per le corrette   decisioni terapeutiche.

TERAPIA E SOPRAVVIVENZA
Lo scopo principale della terapia delle leucemie è quello di indurre uno   stato di remissione di malattia, ossia di ottenere una scomparsa delle   cellule leucemiche dal midollo osseo e dal sangue, con un ritorno a valori   del sangue normali e la scomparsa dei sintomi correlati. Questa fase della terapia   viene chiamata terapia di induzione. Ad essa vengono generalemente fatte   seguire delle terapie cosiddette di mantenimento e di consolidamento, che   possono essere basate sugli stessi farmaci utilizzati per l’induzione, o   anche su farmaci diversi. Uno stato di remissione che si mantenga per almeno   5 anni corrisponde spesso ad una guarigione definitiva. Qualora dopo la   remissione si verifichi una recidiva, ossia un ritorno della malattia, è   necessario intervenire di nuovo con ulteriori e diversi trattamenti di   induzione. Le terapie utilizzate per la cura delle leucemie acute sono di   vario tipo, e basate essenzialmente su farmaci chemioterapici. Nelle   leucemie acute si utilizzano associazioni di più farmaci, somministrati per   via endovenosa in regime di ricovero ospedaliero. In particolare, la terapia   della leucemia mieloide acuta si basa su combinazioni di antracicline   (idarubicina o daunorubicina) o del mitoxantrone con la citarabina, cui   talora si associano l’etoposide o la fludarabina. Nella linfoblastica acuta   si utilizzano prevalentemente la vincristina, la ciclofosfamide, le   antracicline, l’asparaginasi, e i corticosteroidi. Nelle leucemie croniche il   tipo di trattamento viene deciso in base allo stadio della malattia. In   generale, nella leucemia linfatica cronica si utilizzano i corticosteroidi,   il clorambucil, la ciclofosfamide, e la fludarabina; recentemente, inoltre,   sono divenuti disponibili alcuni anticorpi monoclonali (in particolare il   rituximab e l’alemtuzumab). La terapia della leucemia mieloide cronica, fino   a pochi anni fa basata essenzialemente sull’idrossiurea e sull’interferone   (un farmaco classificato come regolatore della risposta biologica), è oggi   profondamente cambiata grazie alla disponibilità di un farmaco ad azione   mirata, l’imatinib mesylate (STI571). Questo farmaco, che si assume   oralmente, a fronte di effetti collaterali inesistenti o di portata molto   modesta, si è dimostrato molto efficacie per l’ottenimento di remissioni   complete sia ematologiche che citogenetiche (ossia la scomparsa delle cellule   portatrici di una particolare alterazione cromosomica chiamata cromosoma   Philadelphia), sulla cui durata a lungo termine sono tuttora in corso   numerosi studi clinici sia in America che in Europa.
Per l’ottenimento della guarigione definitiva dalla leucemia acuta, quando   possibile e quando esistano le condizioni, ci si avvale spesso di un   trapianto allogenico di midollo osseo da donatore famigliare (fratello o   sorella) o da donatore non consanguineo. La procedura del trapianto di midollo,   infatti, effettuato durante la remissione della malattia, diminuisce in   maniera sostanziale il rischio di recidiva, aumentando perciò la probabilità   di guarigione definitiva. Il trapianto allogenico di midollo osseo (o di   cellule staminali periferiche) rappresenta tuttora la terapia che offre le   maggiori probabilità di guarigione definitiva anche per la leucemia mieloide   cronica. In questa malattia, tuttavia, l’avvento dell’imatinib mesylate ha   ridotto sostanziamente l’indicazione trapiantologica, che attualmente viene   riservata a pazienti giovani (di età inferiore ai 40 anni) che dispongano di   un donatore famigliare compatibile.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di leucemia è triplicata nel   corso degli ultimi 40 anni. Attualmente infatti si registrano sopravvivenze   del 60% nella leucemia linfoblastica acuta dell’adulto, e dell’85% in quella   del bambino. Per la leucemia mieloide acuta, si ottengono sopravvivenze a   cinque anni pari al 30% nell’adulto, e al 46% nei bambini. Per le forme   croniche, sopravvivono a cinque anni il 75% dei pazienti con leucemia   linfatica cronica e il 40% dei pazienti con leucemia mieloide cronica. Queste   percentuali, tuttavia, sono soggette a progressivi e continui miglioramenti,   e sono calcolate complessivamente in maniera indipendente dall’età dei   pazienti, dal tipo di trattamento, e da altri fattori di fondamentale   importanza prognostica. Infatti, la sopravvivenza di un adulto (di età   inferiore a 60 anni) affetto da leucemia mieloide acuta, in cui sia possibile   completare il trattamento con un trapianto di midollo osseo, può salire al   50-60%. Va inoltre ricordato che il dato sulla sopravvivenza nella leucemia   mieloide cronica non tiene ancora conto dell’avvento dell’imatinib mesylate,   che in Italia è disponibile dal 2001.

LA DIFFICOLTA’ DELL’INDAGINE

 

Nei 10 comuni della nostra BAT non esistono dati. Non esiste un registro dei malati di questa patologia tumorale, nè una ipotetica stima può essere verificata sul territorio proprio per la mancanza di punti di riferimento ed interlocutori. Se si pensa ad una raccolta dati, questa può essere effettuata solo attraverso uno studio diffuso sul territorio ed un tramite che può essere identificato nei medici di base e un loro ipotetico studio statistico condiviso potrebbe, qualora esistesse, risultare utille alla comprensione del fenomeno sulla incidenza di tali patologie nella nostra popolazione. Un’altra fonte può essere ricercata nel conteggio dei codici esenzione qualora fosse percorribile. In definitiva a tutt’oggi non è possibile valutare il “come”, il ”quando” e il ”quanto” e conseguentemente la “correlazione con i mutamenti ambientali ed i fattori di rischio”. Fondamentalmente, di queste patologie che affliggono oggi la nostra popolazione, non abbiamo ancora il bollettino dei decessi. Forse una consapevolezza maggiore potrebbe accrescere la sensibilità ambientalista ed una maggiore attenzione allo stile di vita.

Blasti della leucemia mieloide acuta

 

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