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Aggiunto da il 2018-05-27

Governo del Cambiamento o dittatura economica germanica?!

Prof. Paolo Savona: “Il modello economico-politico tedesco si ispira al Terzo Reich”

Titola il Der Spiegel: “Italia scroccona … I mendicanti almeno dicono grazie quando gli fai la carità”

La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default per ben due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi. Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, a più 100% del Pil tedesco. Fatalmemte, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar. Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, le risorse economiche residue furono investite per la rinascita economica ed il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra mondiale, ben peggiore della prima, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo risarcimento enorme, sotto forma di quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi danneggiati. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari dell’epoca. La Germania sconfitta in due guerre mondiali non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due conflitti, peraltro da essa stessa provocati.

Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 20 Paesi: Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito, Francia, Spagna, USA, Svezia, Svizzera, Sudafrica e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni. In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Merkel Hitler

Merkel Hitler

Der Spiegel : “Italia scroccona, colpa di Draghi”

Dare la colpa a Mario Draghi, l’uomo che secondo molti analisti avrebbe “salvato l’Euro”con il famoso discorso “whatever it takes” del 2012 (in piena crisi del debito sovrano),  che giungerà infatti a fine incarico nel 2019, può voler dire solamente preparare il campo all’arrivo del tedesco Jens Weidmann, che diventerebbe il candidato numero uno per la guida della BCE.  Weidmann è noto per essere stato uno dei maggiori critici delle politiche monetarie della BCE degli ultimi anni. Nel folcloristico linguaggio giornalistico italiano, è stato spesso dipinto come un “falco”, ovvero un uomo tutto “stabilità e rigore”, contrario a inondare il mercato con eccessiva liquidità. È bene ricordare che attualmente la BCE acquista titoli di stato per un valore di 30 miliardi al mese nel quadro del noto programma di quantitative easing (il volume degli acquisti è andato sempre più scemando in maniera significativa, ma è servito a garantire la liquidità agli stati beneficiari). Queste misure, insieme a un tasso di interesse tenuto volontariamente basso dall’Istituto di Francoforte, sono un marchio di fabbrica della gestione Draghi. Ebbene tutto ciò finirà e con la prospettiva di un’ascesa dello spauracchio Weidmann non si preannuncia un momento facile per molti paesi. Paesi tra cui soprattutto l’Italia, che dovrebbe preoccuparsi per il proprio futuro…

Terza Repubblica o Terzo Reich !

Terza Repubblica o Terzo Reich !

Europa Madre non matrigna

Da 26 anni l’Italia continua costantemente a tassare i suoi cittadini più di quanto spenda per loro. Da quando “l’euro è stato lanciato nel 1999, l’Italia aveva un rapporto debito/PIL pari al 105%, mentre oggi è del 133%”. I peggiori risultati (con un +17%) sono attribuibili al periodo del governo tecnico di Mario Monti. Per renderci conto degli effetti della politica d’austerità imposta da questa Europa matrigna, dobbiamo analizzare quello che è successo ed ancora sta succedendo in Grecia: Oggi, con queste false basi ideologiche, stanno veramente massacrando il popolo greco per estrargli ancora più sangue. Per vederli morire con urla ancora maggiori, come ad esempio afferma una tra le maggiori riviste scientifiche del mondo, il The Lancet, la quale effettuando delle accurate ricerche statistiche ci dice che la mortalità dei bambini greci è aumentata del 40% e le infezioni da Aids sono aumentate esponenzialmente in Grecia a causa della carenza di siringhe dovuta alla crisi economica. Anche Agence France Press ha fatto due conti: La Germania, usando lo spauracchio dell’ipotetica crisi europea causata dalla Grecia, ha goduto di un flusso d’investitori che si sono rifugiati nei Titoli tedeschi per un guadagno di 100 miliardi di euro, mentre la Germania stessa è creditrice dalla Grecia di solo 56 miliardi di euro. CHIARO? Usando la Grecia che muore, Berlino ha guadagnato 100, e la Grecia gli deve 56. Lo studio di Agence France Press ci dice che “Ciò che Berlino ha guadagnato dalla crisi greca, eccede ciò che ci perderebbe di un margine enorme anche se la Grecia facesse fallimento (default)”.

POVERA ITALIA

GARIBALDI E LA “POVERA ITALIA”

Ed in Italia le cose stanno precipitando in un vortice pauroso, ignorato senza alcun ritegno da chi invece di diffondere nell’opinione pubblica falsi segnali di ripresa, dovrebbe dichiarare il proprio fallimento politico. Parliamo appunto dei “fallimenti” delle imprese italiane: Il “Centro Studi Impresa Lavoro” ha messo in fila i dati sui fallimenti delle imprese italiane degli ultimi 10 anni. Dal 2009 a oggi sono fallite più di 120 mila  imprese al ritmo di circa una sessantina al giorno. Il dato è impressionante: in Italia chiudono per insolvenza 57 imprese ogni giorno lavorativo. Fallimenti veri, non un dato fisiologico, rileva il centro studi diretto dall’imprenditore Massimo Blasoni. Impresa Lavoro, basandosi su dati provenienti dall’Ocse evidenzia come i fallimenti in Italia siano cresciuti almeno del +60% da quando è iniziata la crisi mondiale (2008-2009). Una vera “strage delle imprese”: Un dato, questo, che non ha paragoni con le altre grandi economie monitorate dall’Ocse: oltre all’Italia, infatti, solo la Francia (+13,81%) presenta oggi un numero di fallimenti in aumento, anche se con proporzioni del fenomeno decisamente più limitate rispetto all’Italia. Tutti gli altri paesi dell’area euro sono in crescita nella contabilità del numero di imprese. In altre parole il problema dell’Italia non è la crisi della finanza mondiale. Semmai è l’incapacità della politica a dare risposte ai problemi delle imprese. In tutti gli altri Paesi europei, c’è infatti stato un numero di aziende fallite inferiore: sono diminuiti i fallimenti facendo aumentare il totale delle imprese presenti sul mercato.  Le aziende costrette a chiudere per insolvenza economica sono calate anche nella mediterranea Spagna (-4,45%), in Germania (-22,90%) ed in Olanda (-30,25%). Facendo un rapporto tra Italia-Germania, si può affermare che per ogni 3 aziende italiane su 5 che chiudono ce n’è almeno 1 in più che apre in Germania oltre alle 5 già esistenti che non solo non falliscono, ma continuano a produrre crescita economica alla Germania.  Il problema dell’Italia sta nell’imposizione europea di un’austerità controproducente, il peso delle tasse soffoca la ripresa del ciclo economico che dipende dalla salute stessa delle imprese: il gap conseguente è sempre più distante dagli standard degli altri Paesi europei. I tedeschi sono preoccupati per una possibile deriva italiana, causata dall’arrivo di un governo populista che mandi i conti pubblici fuori controllo e promuova l’uscita dell’Italia dall’euro.

Reddito procapite tedesco (in nero) ed italiano (in giallo) dal 1996 al 2016

Reddito procapite tedesco (in nero) ed italiano (in giallo) dal 1996 al 2016

L’interesse dei tedeschi è invece quello di mantenere il regime dell’euro così com’è, visto che li avvantaggia sotto molti profili, ma tenendo l’Italia sotto tutela, in modo da non dover mai condividere alcun salvataggio pubblico o, ancor peggio, consolidare a livello europeo l’ingente debito pubblico italiano. Dunque gli spazi per dare impulso alla crescita economica si sono molto ristretti e senza crescita l’Italia non riesce a uscire dal tunnel.

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Stiamo attraversando un momento cruciale in una fase in cui occorrerebbe autorevolezza e credibilità per contrastare la visione economica dominante in Europa che ruota intorno alle “riforme strutturali”, unica via per ottenere la ripresa.  “La teoria alla base di questa erronea convinzione è che le riforme aumentano l’efficienza e la competitività e consentono la ripresa economica anche se i governi tagliano le pensioni, i servizi sanitari, e altre spese sociali per abbattere i debiti e guadagnarsi la fiducia dei mercati”, ha scritto Mark Weisbrot, Co-direttore del Centro di Ricerca Politica ed Economica di Washington, D.C, per Business Insider.

mattarella-globalista

I mercati se ne sbattono del debito pubblico, se non ci sono soldi, se non c’è più liquidità, i consumi crollano e di conseguenza crolla anche la crescita: ma questo non interessa a chi si arricchisce sul fallimento degli Stati Sovrani.  Anzi, un operatore di mercato accorto come George Soros ha recentemente scritto che “Con la crescita economica che va a rilento e la crisi dei rifugiati fuori controllo, l’Unione europea è sul punto di rottura ed è destinata a subire un’esperienza simile a quella dell’Unione Sovietica nei primi anni ’90”.  George Soros starà speculando contro l’euro così come fece con la sterlina nel 1992?! Secondo Soros la Germania ha reagito in maniera errata alla crisi finanziaria del 2008, imponendo un periodo di austerity invece che di rilancio economico, come fecero gli americani dopo la seconda guerra mondiale con il Piano Marshall: “Un Piano Marshall avrebbe portato allo sviluppo della UE mentre Berlino ha imposto un programma di austerità che è servito solamente al suo ristretto interesse particolare“. 

Mattarella e il doposkuola dalla prof di lingua matrigna!

Mattarella e il doposkuola dalla prof di lingua matrigna!

Aggiungendo che i tedeschi non approveranno mai alcun piano di salvataggio per l’Italia che possa pesare sui loro conti pubblici.  L’UE potrebbe tenere solo se i surplus tedeschi venissero reinvestiti nelle aree europee più in difficoltà ma i tedeschi si guardano bene dal farlo così come non investono il loro surplus di bilancio per rilanciare i consumi interni alla Germania. I tedeschi continuano a pensare al proprio orto, lungi da una vera e sentita visione europeista. Preferiscono una politica espansiva che li sta avvantaggiando, visto che le aziende tedesche possono finanziarsi a tassi vicini allo zero spingendo sulle produzioni e sulle esportazioni. Le banche in Germania, alle aziende tedesche erogano credito a tasso zero (quando però le stesse vengono in Italia applicano fino al 7% di tasso d’interessi) , poiché sono state risanate con 250 miliardi di euro di soldi pubblici, quando ciò era consentito dall’Europa,  miliardi di euro che equivalgono più o meno, al nostro debito pubblico. L’ultimo dato sull’inflazione tedesca, in crescita del +1,7%, benché spinta dai prezzi del petrolio sta a dimostrare che è la Germania la maggiore beneficiaria dell’euro-zona, mentre l’Italia ha addirittura salutato l’anno 2016 in deflazione per la prima volta dal 1959. La Germania non vuole una maggiore integrazione europea, non vuole un ministro delle Finanze comune, non vuole gli eurobond, non vuole una difesa in comune, non vuole una politica fiscale comune, non ha interesse ad integrare nella comunità europea altri paesi forti economicamente come la Russia di Putin che sconvolgerebbero evidentemente il proprio tornaconto. Se vuole solo avvantaggiarsi a danno degli altri paesi non è sbagliato parlare di Dexit (fuoriuscita della Germania dall’UE) se non fosse che evidentemente non lo farà mai:  la Germania nell’UE ci sguazza proprio bene!

EUROPALETTI PER IL PROF. CONTE

EUROPALETTI PER IL PROF. CONTE

“L’idea che si possa ottenere la piena occupazione e la prosperità attraverso l’adozione di una severa politica di austerità è rifiutata dalla maggioranza degli economisti – ha detto il premio Nobel Joseph Stiglitz – ma questa sembra essere la visione prevalente nel governo federale tedesco e specialmente del ministro delle Finanze tedesco”.

L’austerità è il contrario di ciò che ha bisogno l’Europa. Qui sta il punto: poiché il recupero di produttività dell’Italia per via interna sta risultando molto più difficile di quel che si pensasse e sperasse, ecco che prende vigore la corrente di pensiero che vorrebbe il Belpaese abbandonare l’euro per poter svalutare la lira e recuperare, come si faceva un tempo, la competitività e la ripresa attraverso maggiori esportazioni.

Vogliamo supinamente subire i diktat europei continuando a farci del male? Se non sarà Terza Repubblica subito, tornare al voto renderà le cose più semplici, spazzando via ciò che rimane ancora di un assurdo globalismo imposto da quel meccanismo economico filo-germanico chiamato UE.

Una delle tante bufale in rete : La Merkel sarebbe una delle figlie del Terzo Reich

Una delle tante bufale in rete : La Merkel sarebbe una delle figlie del Terzo Reich

La ricetta di Savona

Un video di qualche tempo fa che vi aiuterà a capire chi è Paolo Savona e cosa vuole per il bene dell’italia e dell’Europa. Nonostante le polemiche che si stanno scatenando per il braccio di ferro tra il Presidente della Repubblica (e le istituzioni internazionali di cui Mattarella si fa portavoce) e l’asse M5S Lega.

Steve Bannon:

“L’Ue sarà costretta a trattare con l’Italia anti-sistema”- “Roma sarà capofila europea del movimento populista. La priorità è l’emergenza migranti” – «Penso che quello tra M5S e Lega sia un patto intelligente, sono certo che farà gli interessi del popolo italiano.»

Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca, è stato il primo a prevedere quello che poi è effettivamente avvenuto: la saldatura tra le due forze “sovraniste” italiane… Non certo come alcuni nostri “politicanti capoccioni” che, tra un’ospitata e l’altra in TV, si dimenano barcamenandosi con antiche diatribe in politichese, parlando ancora di dinamiche tra destra e sinistra o ancorché sulla “La rava e la fava”.

Questo è l’economista Prof. Paolo Savona, pericoloso per le sue idee: “Più potere alle istituzioni per evitare il cappio”

In un Paese in cui ex terroristi scrivono libri e partecipano ai talk show, vengono intitolate piazze a delinquenti, capitani di crociera fanno lezioni all’università, si annunciano dimissioni a tempo, dove il Ministro dell’Istruzione ha la terza media e quello della Sanità è diplomata al classico, il prof. Paolo Savona fa paura per le sue idee, per i suoi studi, ma soprattutto per essere una voce fuori dal coro. Neghiamogli il ministero dell’economia, ma prima assicuriamoci che abbia torto per non ipotecare il futuro di tutti. Le rivoluzioni si fanno scendendo in strada o più semplicemente difendendo un’idea.