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    Aggiunto da il 2017-04-19

    Con appena il 51,4 % Erdogan fa passare una riforma degna dei peggiori totalitarismi

    Erdogan diventa un vero sultano “democraticamente eletto” ma allontana la Turchia dall’Europa cancellando completamente la democrazia nel paese

    Cruciale per la vittoria del sì, sembra abbia inciso il voto informatizzato dei turchi all’estero. Erdogan inevitabilmente perde nelle grandi città tipo Istanbul, Ankara e Smirne dove sono forti le opposizioni e nel sud-est dove è più forte la minoranza curda. L’opposizione al regime afferma che siano state manipolate almeno 2,5 milioni di schede elettorali. Molteplici sospetti anche dell’Ue sulla regolarità del voto. Secondo il Partito Repubblicano del Popolo, almeno 2,5 milioni di schede sarebbero da ritenersi nulle perché inserite in buste non sigillate o timbrate sul fronte anziché sul retro. Ad aiutarlo, inspiegabilmente, sono le percentuali che ha ottenuto all’estero, soprattutto in Europa, dove la sua riforma ha convinto in media il 59% dei votanti, con punte fra il 54 ed il 78%, nei Paesi proprio in cui il presidente turco aveva polemizzato di più durante la campagna elettorale. Per la Turchia si apre un nuovo corso, anche se una parte della società civile non sembra intenzionata a farsene una ragione, dividendo nettamente in due il paese. Lo stesso Partito Repubblicano del Popolo ha fatto appello all’Alta Commissione elettorale, organo garante della correttezza del voto affinché il referendum venga annullato, ricevendo già la stessa sera di domenica, un secco rifiuto dalla Commissione. Il partito curdo del Popolo democratico, ha minacciato di andare di fronte alla Corte Europea. Gli osservatori Osce hanno parlato senza mezzi termini di “campagna iniqua” e “mancanza di pari opportunità”, di una “copertura unilaterale dei media e di limitazioni alle libertà fondamentali”, ricevendo dall’esecutivo l’accusa di essere “prevenuti” e di aver formulato critiche che partono solo da motivazioni politiche. Poi c’è la gente, soprattutto quella delle grandi città, che non ha proprio digerito il risultato delle urne, convinta che Erdogan abbia rubato i loro voti, cambiando così irrimediabilmente la storia del Paese cambierà il destino della Turchia per molte generazioni a venire. I turchi della democrazia hanno solo la forma esteriore ma non la cultura. In Turchia l’élite al potere non capisce che per una democrazia autentica e pluralistica non bastano le urne elettorali. La Turchia non ha il sistema di pesi e contrappesi, lo stato di diritto, la separazione dei poteri , una stampa libera e pluralista su cui Usa e Francia, con i loro sistemi presidenziali, possono invece fare relativo affidamento. Quindi, ciò che sta accadendo in Turchia oggi non è un semplicistico passaggio al presidenzialismo, ma è la quasi totale monopolizzazione del potere. Porterà solo infelicità e le nazioni infelici non possono essere stabili. Già domenica notte sono scesi in piazza per gridare “Karholsun Erdogan, Karholsun Seryat” (maledetto Erdogan, maledetta Sharia).

    Durante il presunto golpe della scorsa estate: i militari golpisti nudi ed in manette

    Durante il presunto golpe della scorsa estate: i militari golpisti nudi ed in manette

    Alta la partecipazione al voto, come da tradizione in Turchia. L’affluenza finale è dell’84%, mentre da record l’affluenza all’estero, superando il 45%. Con gli emigrati, sembra che la retorica nazionalista anti-Ue abbia funzionato. Il “sì” all’estero sfiora il 60%, va anche oltre in Germania e Olanda. Il popolo di Erdogan festeggia in piazza con i suoi leader. “Questa è una nuova pagina nella storia della nostra democrazia, il risultato verrà usato per garantire la pace e la stabilità della Turchia”, ha detto ai sostenitori accalcati sotto la pioggia il premier Binali Yildirim che, salvo crisi di governo, sarà l’ultimo della storia turca, fino all’entrata in vigore del nuovo sistema presidenziale nel 2019. Nessuno ha parlato però della modalità di voto all’estero e di quanto sia stato adulterabile oltre che manipolabile.

    Non ci sorprende che Donald Trump abbia chiamato il presidente turco congratulandosi e felicitandosi per il successo ottenuto nel referendum. Dobbiamo ricordare come le elezioni americane (dove il voto è completamente elettronico) siano state “turbate” perché precedute da un massivo attacco informatico (ad opera di non meglio identificati hacker russi) coinvolgente i massimi sistemi del web statunitense  e che, non essendo il fatto ancora stato compiutamente smentito dallo stesso presidente Trump, ne ha offuscato la regolarità  e la legalità, facendo ancora oggi discutere non solo i suoi diretti antagonisti.

    Erdogan e le accuse di brogli

    Erdogan e le accuse di brogli

    Dopo il presunto golpe d’epurazione arriva anche il referendum truccato

    I curdi, duramente colpiti dalla repressione prima e dopo il presunto fallito golpe della scorsa estate, si sono espressi in maggioranza contro Erdogan. Che però, ancora una volta, l’ha spuntata sulla linea del traguardo come quest’estate quando appena annunciato “al golpe” (durato appena 4 ore) purgava tutte le schiere degli oppositori senza risparmiare dall’epurazione gli oppositori dell’intera nazione. Il presunto golpe si dice (dalle fonti ufficiali) che abbia provocato 300 morti e 1154 feriti, 15.200 arrestati,21.000 insegnanti e 24 radio e canali tv sospesi. Per oltre tre ore la messa in scena: carri armati in strada, elicotteri e F16 dell’esercito hanno volteggiato su Ankara e Istanbul. Nella capitale ci sono stati scontri tra i militari lealisti ad Erdogan e soldati definiti contro.

    Le purghe di Erdogan: i militari golpisti nudi in manette ed il governatore di Sakarya si scaglia contro i soldati arrestati

    Dopo appena 4 ore dal fallito il colpo di Stato, la polizia ed i civili picchiano i militari presunti golpisti