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    Aggiunto da il 2017-02-06

    Hieronymus Bosch il pittore ispirato dal demonio

    Hieronymus Bosch (1453-1516), il pittore più noto e straordinario del Medioevo fiammingo. Conosciuto per i suoi quadri fantastici – pieni di esseri mostruosi, diavoli, angeli e santi – Bosch era in grado di rappresentare con ironia i temi del suo tempo come la tentazione, il peccato e il riscatto, i conflitti dell’uomo rispetto alle regole imposte dalla morale religiosa. Hieronymus Bosch (pronuncia olandese [ɦijeːˈɾoːnimʏs bɔs]), nome d’arte di Jeroen Anthoniszoon van Aken nato il 2 ottobre 1453 e morto il 9 agosto 1516 è stato un misterioso pittore olandese contemporaneo di Leonardo da Vinci. Fu noto come El Bosco in lingua spagnola, Gerolamo Bosco o Bosco di Bolduc in quella italiana (da Bosch e Bois le Duc, traduzione francese di ‘s-Hertogenbosch = Bosco Ducale, città natale di Bosch); in alcuni suoi dipinti si firmò con il solo cognome, Bosch (Boss nella pronuncia olandese). La ricchezza di inventiva nelle sue opere, vere e proprie visioni, ha chiamato in causa dottrine diverse, tra esse la psicoanalisi, ciascuna delle quali dette una propria lettura, talvolta anche non compatibile storicamente. Sicuramente la sua opera andò di pari passo con le dottrine religiose e intellettuali dell’Europa centro-settentrionale che, al contrario dell’Umanesimo italiano, negavano la supremazia dell’intelletto, ponendo piuttosto l’accento sugli aspetti trascendenti e irrazionali: ne sono esempio le prime elaborazioni di Martin Lutero e le opere di Sebastian Brandt ed Erasmo da Rotterdam. Con grande ironia, Bosch mise in scena i conflitti dell’uomo rispetto alle regole imposte dalla morale religiosa, quindi la caduta nel vizio e il destino infernale per redimersi dal quale appare il riferimento alle vite dei santi, attraverso l’imitazione della loro vita dedita alla meditazione anche se circondati dal male, sia nelle tavole con la Passione di Cristo, attraverso la meditazione sulle pene sofferte dal Cristo, per riscattare dal peccato universale il genere umano, che porta all’immedesimazione stessa del riguardante e alla salvezza. Bosch non datò mai i suoi dipinti e ne firmò solo alcuni. Il re Filippo II di Spagna fu un appassionato collezionista dei suoi lavori, da qualche decennio dopo la morte del pittore; come risultato la Spagna è oggi il paese che in assoluto possiede il maggior numero di opere del pittore, soprattutto al Museo del Prado e al Monastero dell’Escorial a Madrid.

    Hieronymus Bosch spiegato da Philippe Daverio

    Hieronymus Bosch – Il giardino delle delizie

    Trittico del Giardino delle delizie

    Il Giardino delle delizie (o Il Millennio) è un trittico a olio su tavola (220×389 cm) di Hieronymus Bosch, databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid.

    Di datazione incerta, è ritenuto il capolavoro e l’opera più ambiziosa dell’artista. In nessun altro lavoro Bosch raggiunse un tale livello di complessità, sia per i significati simbolici che per la vivida immaginazione espositiva. L’opera rappresenta numerose scene bibliche e ha probabilmente lo scopo di descrivere la storia dell’umanità attraverso la dottrina cristiana medievale.

    È formata da un pannello centrale di forma pressoché quadrata al quale sono accostate due ali rettangolari richiudibili su di esso; una volta piegate, mostrano una rappresentazione della Terra durante la Creazione. Le tre scene del trittico aperto sono probabilmente da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto non vi sia la certezza di questa lettura. Il pannello di sinistra rappresenta Dio quale perno dell’incontro tra Adamo ed Eva; quello centrale è una vasta veduta fantastica di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose; quello di destra è invece una visione dell’Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.

    Gli studiosi hanno spesso interpretato l’opera come un ammonimento agli uomini per quanto riguarda i pericoli delle tentazioni della vita; nonostante ciò, l’intricato mescolarsi di figure simboliche, in particolare nel pannello centrale, ha portato nel corso dei secoli a numerose e differenti interpretazioni e ancora ci si divide tra chi crede che il pannello centrale contenga un insegnamento morale per l’uomo e chi lo considera una veduta del paradiso perduto.

    Trittico chiuso: La creazione del mondo

    Trittico chiuso: La creazione del mondo

    Trittico chiuso: La creazione del mondo

    Quando le ali laterali del trittico sono chiuse sulla parte centrale, è visibile il disegno sui pannelli esterni. Si tratta di una rappresentazione del mondo sferico, forse all’atto della creazione, resa con la tecnica della grisaglia, cioè sfumature a monocromo di bianco e grigio, una scelta derivante presumibilmente dalla tradizione fiammingo-olandese, che spesso utilizzava questa tecnica con lo scopo di far risaltare, grazie ai colori spenti del trittico chiuso, le vivaci tinte dei pannelli interni. È possibile anche che l’autore, con questa cromia, trovasse il messo ideale per raffigurare un periodo temporale precedente alla creazione del Sole e della Luna, fatti, secondo l’Antico Testamento, “per dar luce alla Terra”. Si deve infatti immaginare il coupe de teatre quando, da una rappresentazione spoglia e priva di vita umana, il trittico veniva aperto mostrando uno sfolgorante brulicare di un’infinità di creature.

    Si ritiene comunemente che nei pannelli esterni sia raffigurato il mondo nel terzo giorno della Genesi. La Terra è vista a volo d’uccello, come un disco che galleggia sopra una massa d’acqua, entro una sfera trasparente, i cui riflessi di luce si notano nel pannello di sinistra, sotto lo sguardo di Dio Padre, minutamente raffigurato nell’angolo in alto a sinistra, in trono e con una tiara papale sul capo (iconografia classica della pittura olandese), mentre regge una Bibbia in mano. Dio si trova seminascosto nell’oscurità che circonda la terra, e mostra un’espressione cupa e indecisa mentre i suoi gesti sono esitanti, quasi si rendesse conto che il mondo appena creato già sfuggiva al suo controllo. La sfera è quindi immersa nell’oscurità del cosmo, in cui si evidenzia la sola presenza divina.

    Sopra l’intera figurazione si può leggere una citazione biblica, dal Salmo XXXII, “IPSE DIXIT ET FACTA SUNT. IPSE MANDAVIT ET CREATA SUNT”, ovvero “Perché egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste”.

    La citazione si pone evidentemente come chiave di lettura dell’opera. Nonostante ciò alcuni studiosi (ad esempio Ernst Gombrich) hanno sostenuto che il dipinto rappresenti il mondo subito dopo il diluvio universale (dopotutto nella sfera celeste si intravedono alcuni edifici) in particolare il ritiro delle acque, in contrapposizione al trittico aperto che mostrerebbe lo stato di perdizione dell’umanità prima del diluvio.

    Sul disco terrestre si possono individuare i primi esempi di vegetazione, oltre ai quali però non è presente nessun tipo di forma vivente; tutto ciò indica con maggiore sicurezza che l’evento rappresentato è proprio il terzo giorno. Difficile è comprendere se i soggetti siano solamente forme vegetali o se includano formazione minerali o rocciose. Attorno a questa base terrestre si estende il mare, parzialmente illuminato da raggi di luce provenienti dalle nuvole soprastanti.

    Gli studiosi hanno ipotizzato che i pannelli esterni suggeriscano l’interpretazione dei tre pannelli interni, legata quindi a una lettura biblica. La creazione del mondo viene posta cronologicamente prima degli “eventi” del trittico aperto.

    Trittico aperto

    Trittico aperto

    Trittico aperto: Paradiso terrestre, Giardino delle umane delizie ed Inferno

    Il trittico aperto mostra tre pannelli: a sinistra il Paradiso terrestre, al centro il cosiddetto Giardino delle delizie e a destra l’Inferno. Come nel trittico del Carro di fieno, la tavola centrale è quindi affiancata da uno scenario paradisiaco e uno infernale. Dio appare nella sua veste di creatore nell’Eden, richiamando la figura divina posta nel pannello di sinistra del trittico chiuso, mentre a differenza dei trittici del Giudizio finale e del Carro del fieno è assente dal pannello centrale. In tale scomparto è infatti rappresentata un’umanità intenta a esercitare il proprio libero arbitrio, occupata in differenti pratiche sessuali; il pannello alla sua destra viene interpretato generalmente come la “vendetta” di Dio su questi peccati tramite il Giudizio Universale.

    Charles de Tolnay riteneva che, attraverso lo sguardo di Adamo, il pannello di sinistra mostri la già debole influenza di Dio sulla terra recentemente creata, così come accadeva con la figura divina presente nel pannello esterno. Secondo Belting, i tre pannelli cercano di esprimere un concetto esposto nell’Antico Testamento, secondo il quale l’umanità, prima della Caduta, non conosceva un confine certo e definito tra bene e male e nella propria innocenza ignorava le conseguenze dei propri peccati.

    Pannello centrale: Il giardino delle delizie

    Pannello centrale: Il giardino delle delizie

    Pannello centrale: Il giardino delle delizie

    Il pannello centrale (220×195 cm) mostra una linea dell’orizzonte che si raccorda precisamente con quella dell’ala sinistra del dipinto, seguendo il percorso della zona verde e dei monti alle sue spalle, suggerendo un rapporto di continuità temporale e spaziale tra i due pannelli; i due specchi d’acqua ricordano poi il lago al centro del pannello laterale.

    La zona centrale del pannello rappresenta il vasto giardino “delle delizie” da cui il trittico prende nome: in questa distesa verde abbondano figure maschili e femminili ignude, circondate da enormi varietà di animali, piante e fiori; l’ambientazione non corrisponde né a quella del paradiso descritto nel pannello precedente, né a quella di un territorio terrestre. Creature fantastiche si confondono con elementi reali, frutti comuni vengono rappresentati in forme gigantesche e sproporzionate, esprimendo forti significati simbolici. Le figure sono impegnate in sfrenati giochi amorosi e varie altre attività, in coppie o in gruppi più vasti; si esprimono nelle loro azioni apertamente e senza vergogna, mostrando secondo alcuni critici una curiosità carnale tipicamente adolescenziale.

    Questo pannello è divisibile in almeno tre fasce principali. Quella in primo piano, fino al fiume al centro, mostra un’infinità di nudi in vari raggruppamenti. Al centro è rappresentata in un prato “la cavalcata della libidine attorno alla fontana della giovinezza”. L’ultimo registro, il più alto e più lontano, mostra il “labirinto della voluttà, con lo stagno in cui galleggia l’enorme globo grigio-azzurro della ‘fontana dell’adulterio’”.

    I personaggi gozzoviglianti giocano disinvolti in acqua o saltano sui prati, cavalcano animali e spesso assumono vicino a questi posizioni particolari dai significati nascosti. La loro ricerca del piacere sessuale è continua e smodata, molti degli elementi che li circondano lo sottolineano; pesci morti, fragole e conchiglie sono tutti simboli della loro dissolutezza e gli uccelli che spiano ovunque offrono una visione morbosa e ossessiva di tale peccato. Si noti la figura al centro del laghetto inferiore, di cui si vedono soltanto le gambe aperte a sostenere un grosso frutto rosso; importante è anche il topos dell’uomo che nasce dal frutto o dal fiore, con esempi sparsi variamente nel dipinto.

    Meditazione sul trittico del giardino delle delizie – FRANCESCO LISENA

    - Meditazione -
    sul trittico “Il giardino delle delizie” di H. Bosch
    per violino, viola, violoncello, viola da gamba, contrabbasso ed arpa – op. 13
    (musica di scena per danza contemporanea)

    di FRANCESCO LISENA

    Esecuzione live 13 maggio 2007

    Teatro Rossini

    Gioia del Colle (BA)

    Italy